fbpx

Essere madre e voler essere donna: è un diritto

Ricordo come fosse oggi quando, ormai 3 anni fa, ho rivolto a mio figlio Giovanni, all’epoca quattrenne questa domanda:

“Ti va bene se il papà va a vivere in un’altra casa?”

So che non avrei mai dovuto porgliela, ma i miei sensi di colpa comandavano la mia razionalità in quel periodo.

Avevo deciso di lasciarlo.

Il fatto era che io non sopportavo l’idea di dividere la famiglia. Non la concepivo. Il problema era che di fatto eravamo più che separati: due sconosciuti conviventi.

Soffrivo molto a causa di un grosso problema di coppia che avevamo avuto l’anno precedente. Non riuscivo più a vedere il padre di mio figlio con serenità, fiducia e amore.

La separazione era un dovere verso me stessa e verso mio figlio, che era costretto a vivere in una situazione totalmente priva di amore e armonia.

Quando ho deciso di separarmi non lavoravo e sapevo sarei andata incontro a molte difficoltà, sia economiche che gestionali.

Mi sarei ritrovata sola a provvedere a me stessa, alla casa, ai problemi, a gestire ciò che la quotidianità porta inevitabilmente e soprattutto a Giovanni.

Ce l’avrei fatta?

Non lo potevo sapere con certezza, ma sentivo che sicuramente la situazione sarebbe stata migliore di quella che stavo vivendo.

Ero davvero infelice, bloccata, senza a prospettiva, senza amore, senza lavoro, senza pace.

Appena il mio ex marito uscito da casa mi sono messa alla ricerca di una lavoro e ho trovato quasi subito fortunatamente come cameriera per le colazioni alle 5 del mattino in un bar vicino casa.

Problemi

  1. Pagavano una miseria e mi facevo il mazzo quadrato
  2. Mio padre doveva farsi ogni giorno 40 km per portare mio figlio all’asilo siccome io uscivo all’alba
  3. Io volevo comunque correre e fare sport: in quel momento era l’unica cosa alla quale aggrapparmi e dovevo farlo alle 3.30-4.00 di mattina
  4. Non mi piaceva ciò che facevo e come venivo trattata dai titolari e dalla clientela
  5. Ero in forte stress al limite dell’esaurimento e non riuscivo a fare tutto.

Non mi ero data il tempo di riorganizzare la mia vita e quella di Giovanni, mi ero anestetizzata col lavoro per paura di non aver abbastanza soldi per sostenerci.

Ho deciso di lasciare il bar e vivere col solo mantenimento che per legge il padre di mio figlio doveva riconoscerci per un periodo, in modo tale da riprendermi mentalmente e fisicamente dallo tsunami separazione, per capire cosa dovessi fare per dare serenità a me e a mio figlio.

Vi garantisco, i soldi erano pochi, i problemi erano parecchi, ma Giovanni ed io avevamo tutto ciò che ci serviva: amore e serenità.

Ero riuscita.

Stavamo bene. Lui era felice, tranquillo, sorridente ed io molto ma molto meno tesa e preoccupata.

Ovviamente non mi accontentavo di avergli dato solo serenità, non volevo continuare così: casa, palestra, asilo, parco, casa, spesa, banca, asilo, amichetti…volevo di più per me e per lui.

Volevo darci una vita migliore.

Volevo smettere mettere a Giovi vestitini usati, non volevo più essere obbligata a dirgli di no quando voleva comprare la merenda al bar del parco come i suoi amici.

Volevo portarlo al mare, volevo vivere esperienze, volevo darci una casa migliore in cui costruire ricordi puliti, volevo comprarmi vestiti e togliermi i miei sfizi anche io.

Volevo essere una donna autonoma, con una vita soddisfacente e un buon lavoro, non solo una madre single senza soldi.

Quanto mi ha insegnato quel periodo sulla gestione delle finanze, del tempo e delle energie, voi non potete immaginare.

Sono cresciuta davvero tanto.

Sin da piccola non ho mai avuto grosse possibilità economiche, affetti e aiuti, anzi…però ritrovarmi da sola con un figlio con i soldi contati per sopravvivere è stata una grande scuola di vita per me.

Caspita sapete che è dura tutt’oggi spendere e vi dirò che i regali me li faccio eccome certo, ma solo se raggiungo determinati obiettivi economici e lavorativi, sennò zero!

Sono il peggior capo e madre di me stessa per certe cose. Pretendo molto da me e sono rigida e severa. Ma mi premio sempre quando le cose vanno bene e riesco a farle girare come voglio grazie al mio impegno.

Ora stiamo bene, non sono più obbligata a fare i conti con la calcolatrice e darmi un budget per

  • cibo
  • abbigliamento
  • asilo
  • bollette
  • benzina
  • spese condominiali
  • assicurazione
  • pizza del venerdi
  • telefono
  • internet
  • sky

e capire se possiamo permetterci degli extra, tipo manicure e un gioco nuovo.

Un giorno ho mandato un messaggio ad un amico con scritto:

“Ehi sai che oggi ho comprato le mutandine a mio figlio? Non mi sembra vero!”

Lui ovviamente non poteva minimamente capire, non credo mi abbia nemmeno risposto, ma io volevo urlarlo al mondo! Mi sentivo capace di provvedere a lui, mi sentivo messa in salvo da me stessa. Mi sentivo una madre degna al 100%.

Non tanto per i soldi in sé, quando per la libertà e le possibilità che spalancano. Per l’indipendenza, per la forza che ci si dimostra, perché ho potuto comprare un volo per me e mio figlio per portarci via da una brutta situazione che si era creata durante quella che doveva essere una vacanza.

Da lì è scattata un molla detto di me: ho capito che il lavoro è la mia salvezza, la mia soddisfazione, il mezzo tramite il qualche posso avere la vita che desidero.

Quindi il lavoro è la mia passione, quasi come la corsa.

È vero. Ho la fortuna di avere un lavoro che amo, più che un lavoro è una missione, una visione, ma me lo sono creata totalmente e io sono SOLA a fare tutto.

Se io vengo a mancare per qualsiasi ragione, finisce tutto.

Ogni volta che spendo soldi mi sento in dovere di fare ancora di più e cerco modi per progredire, crescere, migliorare…

Mi alzo dalle 3.30 alle 4.00 ogni mattina e ricevo parecchie critiche ma se si ha fame Ragazze, e non dico solo di cibo, ma di vita, di crescita, di miglioramento, bisogna farsi il c*lo e non smettere mai di correre per andare più avanti. Nemmeno se  siamo arrivate dove non avremmo creduto mai.

Io non avrei mai detto che avrei potuto mantenere una casa mia, mio figlio e me. Mai. Non avrei mai creduto che avrei potuto portare mio figlio a Londra, Cambridge, Monte Rosa, Mar Rosso, Riccione, Minorca…mai.

Non avrei mai detto che sarei riuscita ad essere autonoma.

Però lo desideravo più di ogni cosa e quindi ero e sono disposta a tutto.

Attenzione però!

Riparto dalla domanda iniziale:

“Ce la farò a continuare così?”

Non lo so ma è il mio obiettivo. Così e oltre. Cercando però di migliorare l’equilibrio tra lavoro, vita privata e ruolo di madre.

Non è facile. Lavoro da casa, sembra che io abbia ogni tipo di possibilità: dedicarmi a mio figlio mentre lavoro oppure fare venire le mie amiche per un caffè, ma non è così.

Mio figlio sa che nelle ore di lavoro IO DEVO DAVVERO LAVORARE SODO e lui mi ha lì per le emergenze, ma per il resto deve fare da solo.

Oppure quante volte rifiuto inviti per un caffè o due chiacchiere e sembra che io sia snob perché non devo stare in ufficio quindi…dura la vita della mamma, della donna e soprattutto DURA LA VITA DA DONNA AUTONOMA.

Ma non farei a cambio con niente!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.