Un po’ di me: libertà è una forma di disciplina

Ho imparato sulla mia pelle che se si hanno a disposizione tanta libertà ed autonomia, quasi eccessive, per sopravvivere i casi sono due:

  1. DIVENTIAMO MALANDRINI E VAMPIRI
  2. DIVENTIAMO MOLTO RESPONSABILI E AUTONOMI
Io ho passato varie fasi nella mia vita.

Da iper responsabile, brava bimba, secchiona, ordinata a irresponsabile, anarchica, degenerata, malavitosa e ciò che muoveva tutte queste fasi era l’assenza di amore per me stessa.

Quando avevo circa 8 anni i miei genitori hanno deciso di trasferirsi e cambiare lavoro.

Questo cambiamento radicale ha implicato per me:

  • cambio casa
  • cambio stile di vita totale
  • cambio scuola

Vi racconto un po’.

I miei genitori erano custodi di una grande e importante azienda, quindi vivevamo in una casa situata proprio dentro al complesso aziendale.

Avevo una rete protettiva là, costituita da affetti e “privilegi” come la cuoca della mensa che mi coccolava e mi faceva da nonna, i due portinai con cui chiacchierare, impiegate e segretarie che mi pitturavano le unghie o mi regalavano bracciali, un cortile immenso, davvero sconfinato pieno di attrazioni (rampe, container, uffici, officine, fontanelle) in cui giocare, girare, inventare…in estrema e totale sicurezza.

Diciamo che vivevo in un mondo…ovattato. Fuori dalla realtà.

Vivevo in una famiglia allargata.

Atterrare nella nuova realtà…uddio! È stato un impatto duro.

Non avevo una camera ma una poltrona letto in salotto.

I miei genitori uscivano alle 6.00 e rientravano alle 22.00 così da sola dovevo:

  • svegliarmi
  • prepararmi
  • andare a scuola
  • tornare
  • prepararmi il pranzo
  • fare i compiti
  • gestirmi l’intera giornata da sola.

Tutto ciò mi ha permesso di sviluppare una grande autonomia e autosufficienza ma avevo troppo peso sulle spalle da portare:

DOVEVO ESSERE TOTALMENTE RESPONSABILE DI ME.

Ogni giorno dovevo compiere scelte in modo autonomo e senza un riferimento o un esempio.

Avevo paura. Soprattutto la sera, quando faceva buio e i miei genitori tornavano oltre le 22.00 per fermarsi fuori a cena.

Le trasmissioni televisive che potevano intrattenermi finivano e io ripiegavo su cose troppo da adulto, ma almeno…facevano compagnia alle mie lacrime.

Ho fatto presto ad abituarmi ad essere sola.

Anzi mi piaceva.

La mia famiglia erano diventate le mie amiche di quartiere.

Ci trovavamo ogni giorno e stavano insieme ore ed ore.

Spesso le invitavo a casa mia (casa libera!!!) e facevo spaghetti per tutte oppure serata pizza oppure tapparelle chiuse e si guardava Twin Peaks.

Ecco loro erano la mia famiglia. La mia compagnia. La mia sicurezza. Il mio riferimento. Il mio tesoro. Ed io il loro.

Col tempo con una di loro ho legato molto di più rispetto alle altre ed è nata una sorellanza finita poi con la nascita di Giovanni.

Ma questa è un’altra storia.

La mia vita è poi proseguita in quel paese per diversi anni anche senza i miei genitori.

Loro infatti si sono poi nuovamente trasferiti ed io sono rimasta ospite dei miei zii.

In questa nuova situazione ho trovato sostegno.

Cibo sano e pronto.

C’era sempre qualcuno a casa.

Potevo chiacchierare in ogni momento.

Se stavo male mi curavano.

Ma era difficile. Non ero abituata. Non ero abituata ad essere sgridata o a ricevere consigli. Non ero abituata ad avere orari. Non ero abituata a mangiare a tavola in 3.

Da un lato mi sono adagiata per quanto riguarda la mia capacità di essere responsabile e disciplinata.

Tanto c’erano loro che mi sgridavano se sbagliavo e spesso purtroppo, come da manuale, perseveravo nell’errore.

Ho preso la strada dell’irresponsabilità e attrazione per il proibito.

Ho iniziato a frequentare ragazzetti sbagliati e ho un po’ sbandati.

La mia indole però non era quella.

Il mio sguardo era sempre rivolto ad esempi positivi e quando venivo a contatto con uno di questi, riprendevo per un po’ la strada la strada giusta.

Ma era faticoso. Ero talmente stanca di aver dovuto pensare a tutto per così tanto, che finivo per prevedere la facile strada preferivo delle cose sbagliate.

Con tutto questo discorso voglio dire che se oggi riesco ad essere disciplinata, responsabile, riflessiva, se sono in grado di fare scelte per il mio bene è perché le ho provate tutte!

Ho provato il bene ed il male sia subito che inflitto.

Ho capito che è molto meglio faticare, lavorare, impegnarsi e prendere la difficilissima e durissima strada del self love e delle cose pulite, vivendo una vita fatta di cose che scegliamo con estrema libertà disciplinata piuttosto che una vita costretta in schemi seguendo il manuale della brava bambina.

Ho sempre cercato di seguire l’istinto di sopravvivenza, quella vocina che abbiamo dentro ma che da grandi tendiamo a sopprimere oppure non sappiamo più ascoltare perché la suocera dice che…, il marito non vuole, il capo invece vuole che…

Eppure io ora sono qua.

Con tutte le mie prove ed errori sono qua a scrivere.

Sono madre.

Sono single.

Sono imprenditrice.

Sono Personal trainer.

Sono blogger.

Sono donna.

SONO VIVA.

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