Perché quando vedo risultati mollo tutto?

Quanto volte ci siamo poste la domanda:

“Perché quando vedo risultati mollo tutto?”

Ho fatto ripetutamente questo errore nella mia vita, finché ho capito che mi portava sempre a fallimenti, lacrime e raddoppiava la fatica.

La prima volta che vedendo risultati ho mollato, è stato al liceo.

Sono sempre stata brava a scuola. Mi bastava poco per capire e imparare. Sulla base di questo ho provato a campare di rendita alle superiori per poter fare ciò che più mi pareva e piaceva al pomeriggio anziché studiare.

Non facevo i compiti dato che non me li controllavano, studiavo giusto per interrogazioni e compiti in classe.

Questo espediente ha funzionato per i primi 3 mesi, poi l’arretrato era talmente tanto che non capivo più nulla.

Mi sono persa e sono fioccati i miei primi 4!

Ho vivacchiato per tutto il liceo, poi l’esame di maturità mi ha portata a fare anche un esame di coscienza. Mi sono chiusa in casa a studiare per 6 mesi. Mi sono messa in par tanto che mi sono diplomata con un gran voto.

Ma non sono fiera di me. Non lo meritavo. Mi ero impegnata 6 mesi su 5 anni.

Dopo il liceo infatti è iniziata quella mia crisi esistenziale di cui ho parlato in numerosi articoli: fidanzato speciale e università non mi bastavano per sentirmi soddisfatta e appagata della mia vita.

Così mi sono rivolta allo sport e, da ZERO sono passata a 100 senza più mollare.

Non ho smesso però di fare il fatidico errore di mollare ai primi risultati, anzi, credo di aver passato 5 anni a replicarlo in continuazione, con prove di diete, passando da un allenamento all’altro senza capire cosa facesse per me, passando da una facoltà universitaria all’altra perché tanto prendevo 30.

Anche sul lavoro: mi impegnavo, piacevo ai datori, erano soddisfatti e questo per me, era il via per tirare i remi in barca.

Ad un certo punto ho capito.

Ho capito che DOVEVO ESSERE SODDISFATTA IO, non dovevo soddisfare gli altri, le loro aspettative o degli standard comuni che mi avrebbero connotata come “BRAVA”.

Sono diventata consapevole del fatto che non sarei mai potuta essere fiera di me se non mi fossi impegnata in una cosa con costanza.

SEMPRE.

Senza mai credermi arrivata perché innanzitutto non si arriva mai, poi è proprio l’impegno costante e quotidiano che regala successo nel lungo termine.

Senza successo non si può essere felici e non parlo di chissà quali imprese titaniche eh…io ho realmente imparato questa cosa “semplicemente” facendo la mamma.

Ho notato che appena allentavo la presa con mio figlio Giovanni, perdevo subito qualcosa:

  • se non mettevo regole che fossero sempre quelle, perdevo rispetto
  • quando non giocavo con lui con passione e quotidianamente, mi faceva dispetti comportamentali
  • se ero incoerente nell’educazione, pagavo le conseguenze.

Tutta la mia negligenza si rifletteva su di lui e me la sbatteva in faccia diventando “monello”, maleducato e rabbioso. Quindi ho imparato!

Era ed è tutt’oggi il mio specchio. Grazie a lui mi correggo costantemente e imparo.

Ho capito che l’orticello va curato ogni giorno anche quando sembra non ce ne sia bisogno, perché quello è il primo passo per farne 5 in dietro.

Quindi in sostanza perché molliamo quando abbiamo successo?

Esempio eclatante: vediamo che siamo dimagrite grazie al nostro impegno in termini di alimentazione e sport e traccheteeeee! Ricominciamo a mangiare schifezze divanate.

Credo che si crei nella nostra testa un conflitto tra l’onnipotenza data dall’attimo di successo e la sfiducia in noi stesse.

Abbiamo paura di non riuscire a mantenere quel risultato o addirittura a migliorarlo.

Temiamo di non essere in grado di mantenere quegli standard di impegno.

Ci spaventiamo, perdiamo forza, smettiamo di credere in noi stesse e SCEGLIAMO DI TORNARE DA DOVE ERAVAMO PARTITE.

Zona comoda, sicura, poco sforzo minimo rischio.

Poi…ricominciamo a sentirci brutte, incomplete, non stiamo bene nei nostri panni…e si riparte col giro di giostra.

Mettiamo un po’ di impegno, riusciamo, molliamo.

Quindi d’ora in poi quando ci viene voglia di mollare, guardiamo a ritroso il nostro percorso.

Assaporiamo come stiamo ora e ricordiamoci come stavamo prima di prendere la strada del miglioramento.

Siamo sicure di voler sentire ancora quelle sensazioni?

RICORDATE CHE CE LA SI FA SEMPRE.

Ps: prima dell’illuminazione, taglia la legna, porta l’acqua. Dopo l’illuminazione, taglia la legna, porta l’acqua.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.