Insegnamo ai figli il rispetto facendoci rispettare

Il rispetto si impara dal modo e dalla misura in cui i genitori ne danno a loro stessi e a noi.

Questo purtroppo l’ho imparato sulla mia pelle di figlia in negativo.

Quando sono rimasta incinta, mi sono imposta che avrei insegnato il rispetto a mio figlio per me, per sé e per gli altri, col mio esempio, mantenendo quindi molto di ciò che ero prima della sua nascita.

Sento tante troppe mamme che nemmeno si danno il tempo di mangiare perché soggiogate da figli che le vogliono sempre accanto.

Mi credete che è malsano e non si insegna la cosa giusta al nostro piccolo?

Vi parlo di me e della mia esperienza perché non sono una psicologa che ha le competenze per insegnarvi come realmente sia giusto fare.

D’altro canto posso dirvi come sto riuscendo io. Ad oggi. Non mi ritengo assolutamente arrivata o in salvo dai futuri pericoli.

Anzi combatto battaglie settimanali con mio figlio per mantenere alta l’asticella del rispetto fra noi.

Tra me e mio figlio è sempre stato chiaro che esistono diversi spazi e momenti:

  • uno spazio nostro esclusivo nel quale siamo l’uno per l’altra e si decide insieme. Entrambi abbiamo voce in capitolo e ci sono compromessi.
  • uno spazio nostro in mezzo ad altri dove sì possiamo godere l’uno dell’altra però nel rispetto di chi è con noi e della situazione in cui ci troviamo.
  • un momento mio esclusivo in sua presenza in cui lui sa che io sto facendo qualcosa per me che io ritengo essenziale per il mio benessere come mangiate, fare sport, togliermi le sopracciglia, leggere.
  • un momento suo esclusivo in mia presenza durante il quale lui è tranquillo di poter giocare da solo senza “offendermi” o perdermi. Si sente sostenuto e legittimato dal dedicare tempo a se stesso senza coinvolgermi necessariamente proprio PERCHÉ IO GLIEL’HO INSEGNATO.
  • uno spazio mio in sua assenza o meglio uno spazio in cui siamo separati, io vado via lasciandolo in buone mani per divertirmi o per dovere
  • uno spazio suo in mia assenza nel quale lui si sente in diritto di andare dalla nonna o amico senza di me per divertirsi.

Vogliamo capire che se non mostriamo con l’esempio e se non sentiamo noi per prime di aver diritto a portare avanti la nostra vita, le nostre passioni, i nostri hobbies, anche loro diventeranno delle persone sottomesse al “come si dovrebbe fare per non essere da meno”?

Devono imparare piuttosto a non venire a meno a sé stessi per compiacere gli altri o per essere accettati.

Devono capire che i no si prendono e si danno e non significano necessariamente NON TI VOGLIO.

Ma significano così non mi va o mi va altro.

Quindi se vi sedete a mangiare mentre loro vorrebbero coccole, non siete mostri egoisti, ma buone madri con personalità che stanno insegnando al figlio ad averne altrettanta.

Se fate un’ora di ginnastica a casa mentre loro vorrebbero giocare, FATE BENE!!

Perché dopo giocherete con ancor più gioia e soddisfazione e donerete loro tempo di qualità e una mamma sorridente e appagata.

Diventare madri non deve significare morte di “me stessa”.

Forza!

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