Bulimia: uno dei più utili momenti brutti della mia vita

Il problema bulimia, ora che ho 35 anni e sono madre, è solo una piccola nuvoletta grigia colma di pioggia sul mio percorso.

Mi ha dato tanto in termini di crescita personale e mi ha aiutato a costruire la scala dei valori grazie ai quali riesco ad avere una vita interiore serena e sana. Ma all’epoca è stato brutto. Brutto.

Avevo 21 anni.

Il mio adorato fidanzato mi aveva lasciata da un annetto. Lasciando un vuoto pazzesco nella mia vita. Con lui facevo quella che per me era la vita ideale di coppia.

Lui in un secondo momento, avrebbe voluto ricostruire, ma io no.

Ormai l’incantesimo si era rotto, non avevo più fiducia e il suo cercarmi mi destabilizzava e faceva sì che a mia volta, cercassi altri ragazzi.

Nessuno era lui e allo stesso tempo, nemmeno lui era più il mio adorato lui, ma quello che mi aveva lasciata.

Così è successo che mi sono ritrovata a fare ciò che dicevo non avrei MAI fatto: mangiavo a più non posso e vomitavo.

Mangiavo enormi quantità di dolci e carboidrati, ovviamente di nascosto e sempre di nascosto, vomitavo.

Tutto si concentrava in un’intera giornata 2-3 volte la settimana.

Per il resto avevo la mia vita era apparentemente normale.

Però mi stavo isolando. Non che io sia mai stata una donna super mondana, anzi ho sempre amato la solitudine ma…non  uscivo più.

Andavo solo ad insegnare fitness alle mie ragazze e tornavo a casa a studiare.

Stavo male fisicamente. Avevo tremolii, la testa era pesante e strana.

Non sentivo più il sapore dei cibi.

Spendevo tutti i miei soldi in cibo e quello era il mio unico pensiero.

Mi ricordo come fosse ora, quando, mentre vomitavo in un bagno pubblico, ho aperto gli occhi e ho pensato:

“Come mi sono ridotta? Come sto usando la mia vita? Ho 21 anni. Posso tutto ciò che voglio e spreco tempo in un bagno sporco a vomitare e farmi del male?”

Avevo una felpa bianca.

Sono andata a casa. Ho detto tutto ai miei genitori e alla mia amica.

Ho svelato loro tutti i miei trucchi e tattiche cosicché potessero scoprirmi e aiutarmi nel caso mi fosse venuta la tentazione di rifarlo.

Non volevo più stare male, volevo riprendere il controllo della mia testa, del mio corpo, rivolevo regolarità e vita sana e così ho smesso. (A parte qualche normalissima ricaduta negli anni per momenti di estrema debolezza).

Quei mesi bui, governati dal cibo e dalla sofferenza erano finiti.

Ovvio che il percorso è stato duro e lungo, perché come si sa, i disturbi alimentari, sono sinonimo di disagio profondo, che nulla ha a che vedere con il mero aspetto fisico.

Nei primi mesi successivi, mi tenevo molto impegnata con esperienze, corsi di formazione fitness, viaggi…insomma cercavo tanti stimoli per non ricadere nel tunnel.

Poi mi sono calmata. Ho iniziato ad aver voglia di capire e conoscere i miei fantasmi e da lì è stata tutta crescita personale.

Ho fatto diversi altri errori, sbagli, cavolate, azzardi…ma tutto è servito a rendermi più forte e consapevole.

Cosa mi ha lasciato di negativo aver sofferto di disturbi alimentari?

Devo decidere sempre io cosa mangiare anche se forse sono sempre stata così…e non solo per il cibo! 👮🏻‍♀️

Mi ha lasciato solo un senso di schifo, per non dire avversione o paura per il junk food. Infatti se mio figlio mi chiede di assaggiare i suoi biscotti gli dico di no, persino a lui!

Il fatto è che ne faccio davvero a meno e ho capito, come sappiamo bene tutte, che il beneficio dell’assaggio dura un secondo, il senso di colpa invece un po’ di più 😂…

Cosa mi ha lasciato di positivo?

  1. Ho imparato a nutrirmi bene.
  2. A voler bene al mio corpo e rispettarlo.
  3. Ho vissuto sulla mia pelle la differenza tra alimentazione sbagliata e alimentazione sana. Ho sentito come soffre il corpo (e noi di conseguenza), se intossicato e come invece sta, mangiando in modo pulito e con equilibrio.
  4. Ho capito che se mangio una brioche alla Nutella non succede nulla, ma se ne mangio 4…non solo ingrasso ma FA MALE!
  5. Tolta l’ossessione del cibo ho iniziato a vedere tutto il resto. Tutto ciò per cui ho sempre vissuto: piccole cose, come caffè e giornale in relax, piccole ma forti emozioni che l’arte mi regala, piccoli sfizi, come farmi le unghie e comprare vestiti.

Sembra scontato poter fare tante cose “normali”, ciò che scontato non è, è godersele. Sentirle come un privilegio dell’essere vivi e VITALI, come dico anche in “Le abitudini quotidiane fanno la differenza”

È necessario però vivere, riconoscere e accettare le proprie debolezze aiuta ad essere più forti e a saper fronteggiare i problemi.

È molto più difficile essere sinceri con se stessi che con gli altri.

Un bacino

Ah un’ultima cosa: la corsa mi è stata di grande aiuto. Una vera terapia. Quando me la vedevo brutta, uscivo per un Running che diventata un vero mini viaggio dentro di me con me. Dopo, tutti riprendeva ordine.

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