Prima corsa sotto la pioggia

Avevo circa vent’anni.
Pioveva.

Ero appiccicata alla porta finestra che dava sul cortile.

Ricordo ciò che vedevo come fosse ora: la pioggia scrosciante che batteva sull’asfalto.

Vivevo ancora con i miei genitori.

Mi si avvicina mio padre e mi dice: “Cosa c’è Bambola?”
“Vorrei tanto andare correre ma non smette”

“Cosa?”

“La pioggia”

“E vai! Cosa succede se vai? Noi facevamo ore di allenamento anche sotto la pioggia. Non cambia niente è solo acqua.”

Sono andata.
Non aspettavo altro. Sapete perché non andavo?

Perché la chiusura della mia mente faceva sì che io pensassi che non si dovesse correre con la pioggia. Era solo una falsa credenza che limitava la mia testa e di conseguenza la impediva che io realizzassi ciò che desideravo!

Quella corsa è stata una liberazione quella e anche un’illuminazione: potevo correre sempre. Nulla lo avrebbe mai impedito.

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Da quel momento ho capito che bastava solo la volontà.

È piacevole correre sotto la pioggia.

Lo avevo già scritto in un altro post.

Lo trovo catartico.

Correre di per sè è uno sport molto introspettivo e mentale.

Se ci si aggiunge la pioggia che toglie il sudore, bagna le scarpe, le mani, le gambe…se ci si lascia andare e ci si lascia bagnare, porta via il brutto e lascia il bello.

Tanto alla fine di arriva a casa fradici comunque: di sudore o di pioggia che differenza fa?

Non fatevi spaventare e credetemi: tornerete a casa rigenerate.

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