La pizza di Gio

Serata come volevo.

Come sempre. Da sempre.

Ottima pizza. Ottima birra. Proficui confronti. E ottimi incontri.

Sì, ho incontrato Bruno Barbieri, anche lui è un assiduo cliente.

Ho fatto una figura…me l’hanno presentato prendendomi alla sprovvista e mi sono molto emozionata, sono rimasta senza parole. Tanto che mi ha dovuto fare lui una domanda: “eh dimmi e chi sei???” e ha perfino fatto la battuta dicendo di aver molto più bisogno di fitness che di cibo!

Ho iniziato ad andare alla Piccola Piedigrotta, in centro a Reggio Emilia, quando avevo 24 anni. Non ho più smesso.

La Pizza, che fra l’altro, è il mio cibo preferito, supera ogni aspettativa. No. Non voglio esagerare. Talvolta capita che, come le lasagne della mamma, sia meno perfetta, ma è proprio quello che la rende unica e speciale. Ha un gusto tutto suo. Per me sa di casa. Non saprei come altro descriverlo. Soffice, accogliente, saporita… Questa pizza è un po’come il suo papà Gió: lunatica, morbida, con picchi molto intensi di sapore e altri più neutri.

Ma non è tutto lì per me. Non vado alla Piccola Piedigrotta solo per la pizza.

Ho bisogno di andare da Gió per il clima che trovo. Innanzitutto voglio rigorosamente stare a banco, una sorta di tavola che circonda il cuore della pizzeria: il forno.

In più mi piace avere piccoli scambi con lui o con sua sorella Viola, o col cognato Tony. Mi sento davvero  di potermi rilassare e ogni volta torno a casa con un pezzo in più.

 (Ecco Giovanni Mandara)

Ricordo che quando sono andata a vivere sola in centro, andavo da Gió ogni venerdì per sentirmi un po’ a “casa”: ero una ragazzetta che capiva ancora molto poco di come funzionasse il mondo e da loro, grazie ai loro valori e tradizioni, riuscivo a tenere i piedi un pochino più per terra 😉
Credo di dovere ringraziare tanto Tony e Gió perché hanno contribuito a farmi capire che tipo di donna sarei voluta essere. E ora non ci sono molto lontana.

Ora, che sono moglie e mamma, vado spesso da loro quando io e mio marito vogliamo farci una serata senza nostro figlio e devo dire che trovo lo stesso relax e spensieratezza di un tempo.


Porto ovviamente anche Giovanni, mio figlio, che adora come me, stare a banco e adora Tony!

A proposito: mi è venuto in mente che ho chiamato Giovanni mio figlio, perché conosco una serie di uomini che hanno quel nome e delle persone eccezionali. Una di queste è l’artista della pizza Giovanni Mandara.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.