Natale: odi et amo

Odio e amo. 
Per quale motivo io lo faccia, forse ti chiederai.

Non lo so, ma sento che accade, e mi tormento.

Per descrivere ciò che provo nei confronti del Natale, vado a scomodare persino il poeta latino Catullo, che ringrazio sentitamente per riuscire a farmi sentire meno fuori luogo nel provare un simile contrasto di emozioni.

Lo odio perché il 24 e il 25 è tutto prestabilito da tradizioni non mie: dove si va a pranzo, dove a cena, con chi, in che modalità, cosa si farà, che stato d’animo si deve avere, regali…tutto questo mi fa sentire in trappola. Vittima di un meccanismo nel quale non ho potere decisionale. Vittima di altre vittime che magari lo festeggiamo più per obbligo che per scelta.

Lo amo perché c’è mio figlio, perché voglio trasmettere almeno a lui cosa mi suscita interiormente il Natale con estrema semplicità e sincerità. Lo amo perché dentro di me c’è calore. C’è la forte idea, il forte valore di attesa, di nascita, vita e di pace. Lo amo perché viene una volta all’anno e poi non rompe più le scatole. Lo amo perché è una notte magica, nella quale può succede qualcosa di speciale. E dentro di me, può accadere davvero tutto. E nessuno può sapere cosa accadrà.


Se fosse per me lo festeggerei in viaggio solo io, mio figlio e mio marito, in intimità, come solo 2 volte nella mia vita ho potuto fare e sono state davvero speciali.

Per fortuna domani alle 17 sarà tutto finito e quindi cerco di godere di ciò che amo del Natale più che posso, accantonando il resto.

Comunque, io stasera verso le 18.00 farò il primo brindisi sola con la mia piccola famiglia, se lo farete anche voi insieme a noi, il mio regalo è questo:

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